Quando arriverà davvero il momento in cui le vecchie reti in rame verranno spente per sempre? Si è parlato a lungo del 2030 come scadenza europea, creando apprensione in chi temeva di trovarsi da un giorno all’altro con linee disattivate o costretto a migrazioni d’emergenza.
Ci sono però importanti novità normative in arrivo da Bruxelles: il quadro regolatorio si sta ammorbidendo e le scadenze stanno slittando in avanti. Facciamo il punto sulla nuova tabella di marcia europea, analizziamo la situazione italiana e capiamo perché eliminare un obbligo rigido di switch-off possa in realtà tutelare il tuo business e il mercato. Continua a leggere il mio articolo!
Lo switch-off slitta: cosa prevede la bozza del Digital Networks Act
Ti avevo già parlato dello switch off del rame in Italia: se te lo sei perso, puoi leggere il mio articolo Switch-off rame: a che punto è l’Italia?. Vediamo cosa è successo nel frattempo.
Nella bozza del Digital Networks Act (DNA), la normativa destinata a ridisegnare il settore ICT, la Commissione Europea ha rivisto i propri piani: il termine per lo spegnimento delle reti legacy in rame è stato spostato dal 2030 al 2035, con una finestra di completamento estesa fino al 2039.

L’obiettivo è rendere la transizione verso la fibra più morbida, introducendo aspetti fondamentali:
- Flessibilità e sostenibilità: le autorità nazionali potranno valutare lo spegnimento area per area entro il 2035 solo dove la fibra copre almeno il 95% degli edifici, garantendo al contempo condizioni economiche accessibili per le imprese.
- Eccezioni e deroghe permanenti: dove la posa della fibra non è sostenibile, gli Stati potranno evitare la disattivazione del rame per garantire la continuità dei servizi essenziali.
- Un approccio meno stringente: una disciplina meno rigida per i Paesi (come Italia e Germania) dove le reti miste fibra-rame sono ancora capillari.
Potrebbe interessarti anche: Fibra ottica dedicata: la soluzione più adatta alla tua azienda!
A che punto siamo in Italia con lo switch-off del rame?
Se in Paesi come Spagna o Norvegia lo spegnimento è in fase avanzata, l’Italia viaggia su ritmi diversi. Sebbene TIM stia procedendo con la dismissione delle centrali, la maggior parte degli utenti viene trasferita su architetture FTTC (Fiber to the Cabinet), che conservano ancora l’ultimo tratto in rame e non soddisfa i requisiti di una transizione full fibre (FTTH).
Leggi anche: Vuoi conoscere le differenze tra le connettività FTTC, FTTH e GBE?
I dati emersi dallo studio I-Com “Obiettivo Italia connessa”, danno un quadro chiaro della nostra penisola:
- Calo del rame: tra il 2018 e il 2024 gli accessi in solo rame sono dimezzati (-49,5%), ma rappresentano ancora il 15,8% del totale.
- Crescita delle alternative: le connessioni FTTH sono salite al 25,8% e il Fixed Wireless Access (FWA) ha raggiunto l’11,1%.
- Il divario: l’Italia registra una copertura a banda ultralarga del 59%, contro la media UE del 79%. Per gli abbonamenti FTTH siamo al 34esimo posto tra i Paesi OCSE, con appena 7,4 abbonamenti ogni 100 abitanti.
Leggi anche: Quando la fibra non arriva: come Starlink sta cambiando la connettività aziendale
Quando avverrà lo switch-off in Italia? Al ritmo attuale, lo studio calcola che il completo spegnimento della rete in rame non avverrà prima del 2036.

Perché uno switch-off obbligatorio rischia di danneggiare le aziende e gli utenti finali?
Di fronte ai ritardi, l’organismo dei regolatori europei (BEREC) ha espresso una posizione netta: forzare lo spegnimento per legge è sproporzionato e controproducente.
I rischi principali di un obbligo rigido include:
- Blackout nelle aree non coperte: spegnere il rame dove la fibra non arriva al 100% o dove la posa non è sostenibile, lascerebbe interi territori senza rete fissa, costringendo le aziende a ripiegare su soluzioni d’emergenza costose.
- Effetti sugli investimenti: paradossalmente, gli operatori potrebbero preferire aspettare lo spegnimento d’ufficio per “ereditare” i clienti, anziché investire subito nella posa di nuova fibra nelle aree periferiche.
- Complicazioni nel cablaggio interno: il BEREC ha evidenziato come considerare “coperto” un edificio solo perché la fibra arriva al piano strada (FTTB) crei un cortocircuito. I tempi tecnici per i permessi condominiali e i cantieri rischierebbero di far spegnere il rame prima che l’azienda sia effettivamente collegata.
- L’ordine dei fattori: l’esperienza dimostra che lo switch-off deve avvenire dopo che la fibra e la domanda si sono consolidate sul territorio, non prima; invertire l’ordine potrebbe generare strozzature nei cantieri, aumenti di prezzo e riduce la concorrenza a danno degli utenti finali.
Come muoversi adesso? La strategia per la tua azienda
Lo slittamento delle date non è un buon motivo per rimandare la modernizzazione dell’infrastruttura: : una connettività ad alte prestazioni è ormai il prerequisito fondamentale per lavorare in Cloud, garantire la cyber security, integrare strumenti di AI e mantenere competitiva la propria impresa sul mercato.
Potrebbe interessarti anche: Fiber to the Office: la connettività performante che ti arriva in ufficio!
Tieni presente anche che passare alla fibra garantisce vantaggi concreti anche sul piano della sostenibilità: una rete in fibra consuma fino all’80% di energia in meno rispetto al rame, abbattendo drasticamente l’impatto ambientale della tua infrastruttura IT.
Dunque, la vera strategia non è aspettare un obbligo di legge, ma valutare proattivamente la connettività nella propria sede. In Telex progettiamo soluzioni su misura: analizziamo la copertura della tua sede, valutiamo le migliori tecnologie disponibili (dalla fibra FTTH dedicata fino alle soluzioni ad alte prestazioni FWA) e progettiamo un’infrastruttura su misura per garantire stabilità e continuità di servizio.
Compila il form per richiedere una consulenza personalizzata:
"*" indica i campi obbligatori






