Pensi ancora che la creazione di software sia esclusivamente appannaggio dei programmatori? Recentemente, l’AI ha aperto questa possibilità a tutti, offrendo notevoli vantaggi, ma portando anche a serie complicazioni. Continua a leggere il mio articolo per saperne di più!

Cos’è il vibe coding

Il termine vibe coding è stato introdotto per la prima volta all’inizio del 2025 e indica una pratica che permette, grazie all’intelligenza artificiale, di programmare software, senza che sia necessario essere degli ingegneri informatici. Di fatto, questo rende potenzialmente accessibile (quasi) a tutti scrivere codice e di creare software altamente personalizzati e su misura grazie all’AI generativa. Vediamo insieme come funziona.

Come funziona il vibe coding

Con il vibe coding è quindi possibile far scrivere all’AI il codice di programmazione, senza che tu debba  scriverlo manualmente: per ottenerlo, devi scrivere un prompt sui modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), come ad esempio Claude o ChatGPT. Se vuoi approfondire la scrittura dei prompt, puoi leggere il mio articolo Prompt AI: come fare le domande giuste ChatGPT & Co.

Puoi quindi scrivere, in linguaggio naturale, ciò che intendi sviluppare, fornendo le indicazioni per il risultato che vuoi ottenere all’AI, la quale genera codice; una volta generato, puoi perfezionarlo e testarlo.

Inoltre, è possibile essere supportati dagli AI Agent, che fanno da assistenti di codifica, fornendo suggerimenti in tempo reale.

N.B.: Per ottenere risultati creativi, è necessario l’intervento umano: l’IA genera solo il codice, ma le istruzioni e la revisione umana sono essenziali.

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Le potenzialità del vibe coding

Il vibe coding offre infinite possibilità: non solo permette di creare codice a livello amatoriale, quindi a chi non è esperto di programmazione, ma velocizza e semplifica anche il lavoro dei professionisti.

Inoltre, le varie piattaforme con cui puoi creare codice con l’IA, permettono di creare sia frammenti di codice che applicazioni complesse, pronte all’uso, il tutto con la massima flessibilità.

Quali sono le sfide del vibe coding

Nonostante il vibe coding possa offrire questi vantaggi, non è però privo di insidie:

  • L’IA può commettere errori: i modelli linguistici possono avere “allucinazioni” o produrre codice non funzionante o che richiede un’attenta revisione.
  • Limiti con i progetti complessi: se per le applicazioni di base la generazione è rapida, quando l’architettura diventa articolata la gestione tramite prompt si complica notevolmente. 
  • Difficoltà nel processo di debug: individuare, isolare e correggere un errore (bug) all’interno di un codice, che non si è scritto manualmente, richiede tempo e competenze tecniche specifiche.
  • Manutenzione complessa: le applicazioni sviluppate con l’IA devono affrontare importanti sfide di aggiornamento; senza una struttura ordinata, gli sviluppatori rischiano di non comprendere la logica sottostante usata dall’algoritmo, faticando a mantenere il software ottimizzato nel tempo. 
  • Vulnerabilità invisibili e mancanza di audit: il codice generato dall’IA viene spesso escluso dai tradizionali controlli di sicurezza e dalle code review. Questo crea falle invisibili nell’architettura software che possono passare inosservate ed essere facilmente sfruttate dai cybercriminali.
  • Rischio di proliferazione di software malevoli: se chiunque può creare app senza competenze, anche i malintenzionati possono sfruttarla per sviluppare software dannosi destinati a truffe o attacchi informatici.

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In un contesto di vibe coding, questa dinamica crea una pericolosa reazione a catena: se l’intelligenza artificiale genera un pezzo di codice contenente un difetto strutturale o una falla di sicurezza, e gli sviluppatori lo integrano nei propri progetti, quell’errore si replicherà ovunque. Questa apparente facilità di sviluppo rischia così di spalancare le porte a vulnerabilità sistemiche ed esporre un’azienda a un’infezione da parte di un virus o a un attacco informatico, derivante da codice AI non controllato, che quindi può tradursi in gravi danni economici, legali e reputazionali.  

A peggiorare il quadro c’è il fattore addestramento: se i modelli di IA sono stati istruiti su dataset che includono software datati, scritti male o già compromessi, l’algoritmo riproporrà le medesime falle di sicurezza nei nuovi programmi, oltre a poterne creare di nuove.

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In conclusione, se da un lato il vibe coding può essere uno strumento che velocizza la produttività per i team aziendali, dall’altro non può prescindere da una solida competenza informatica di base. La supervisione umana resta indispensabile non solo per guidare la creatività dell’IA, ma soprattutto per effettuare i test di sicurezza, il debug e la manutenzione nel tempo. 

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