L’intelligenza artificiale sta portando allo sviluppo di nuove opportunità, purtroppo anche per i cybercriminali. Tra queste c’è il vibe hacking, una nuova tecnica molto sofisticata che sta facendo aumentare gli attacchi informatici.
Scopri come funziona e come difenderti: continua a leggere il mio articolo.
Cos’è il vibe hacking
Tra le nuove minacce legate all’AI sta emergendo il vibe hacking.
Il termine si riferisce ad attacchi in cui i malintenzionati utilizzano l’ingegneria sociale avanzata. In questo modo manipolano la percezione e le emozioni delle vittime.
Replicano le “vibrazioni” (da vibe) di una persona o di un’azienda. Replicano lo stile comunicativo, il tono di voce, i modi di dire e anche il modo in cui un collega risponde alle email o un brand comunica sui social. Vediamo come funziona.
Come funziona il vibe hacking
Vengono analizzati i comportamenti online delle vittime e raccolte grandi quantità di dati tramite web scraping.
Successivamente, i modelli di intelligenza artificiale vengono addestrati su questi dati. In questo modo generano contenuti e azioni mirate grazie all’AI generativa.
L’obiettivo è estorcere informazioni sensibili o denaro.
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Il ruolo del vibe coding
Il vibe hacking è sempre più diffuso anche grazie al vibe coding, cioè la programmazione assistita da tool AI.
Questo permette anche a persone senza competenze tecniche di creare codice.
In questo modo l’AI diventa uno strumento per i cybercriminali, che possono realizzare attacchi informatici su larga scala e più sofisticati.

Perché il vibe hacking è un problema serio
Come accennato, i cybercriminali utilizzano l’AI per compiere attacchi informatici. Nel caso del vibe hacking, però, gli strumenti di intelligenza artificiale vengono usati anche come agenti AI.
In pratica non si limitano a supportare, ma possono decidere in autonomia una volta ricevute le istruzioni. In alcuni casi possono anche prendere decisioni in tempo reale.
Questo quadro è stato evidenziato da Anthropic, l’azienda di Claude AI, dopo aver individuato e bloccato diversi tentativi di attacchi gestiti dall’AI.
Nel report “Threat Intelligence” emerge che l’IA viene usata in tutte le fasi di un attacco.
Ad esempio, analizza grandi database di informazioni pubbliche (LinkedIn, siti aziendali, interviste) e genera profili psicologici delle vittime in pochi secondi. Attività che prima richiedeva ore di ricerca manuale.
Inoltre, l’AI permette di superare le barriere linguistiche. Scrive in qualsiasi lingua senza errori grammaticali, eliminando segnali che in passato aiutavano a riconoscere le truffe.
Infine, gli hacker utilizzano l’IA anche per risolvere problemi tecnici durante un attacco, rendendo la minaccia più adattiva.

Come proteggersi dal vibe hacking
Il vibe hacking colpisce soprattutto aziende e dipendenti, imitando comunicazioni interne o richieste di lavoro.
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Come proteggersi da richieste che sembrano normali ma possono nascondere una truffa?
- Formazione e istruzione
Formare i dipendenti a riconoscere email sospette è fondamentale. È importante usare l’autenticazione a due fattori e sviluppare uno spirito critico verso richieste di informazioni sensibili. - Misure di difesa preventive
È utile monitorare in modo proattivo gli attacchi informatici che potrebbero colpire l’azienda. - Difese potenziate dall’AI
Per contrastare minacce basate sull’IA, è necessario potenziare anche le soluzioni di cybersecurity con l’intelligenza artificiale. - Se vuoi saperne di più, puoi leggere il mio articolo L’intelligenza artificiale in ambito cybersicurezza.
Conclusione
Il vibe hacking non è solo un nuovo termine tecnico, ma un vero cambio di paradigma che mina la fiducia.
L’intelligenza artificiale ha reso l’inganno più scalabile e credibile, eliminando molti dei vecchi segnali d’allarme.
Per un’azienda la sfida non è solo tecnologica, ma anche formativa: non basta più chiedersi “chi mi scrive?”, ma anche “come lo sta facendo?”.
Solo un approccio che combina sicurezza proattiva e formazione continua può offrire una protezione reale.
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