Qual è il nostro livello di cultura digitale? Siamo consapevoli dei vantaggi che derivano dalla telematizzazione dei servizi? In che modo possiamo migliorare le nostre competenze?
In questo articolo proviamo a fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

UNA CRESCITA DELLE TECNOLOGIE DIGITALI

Uno studio degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano rivela che le aziende con una maggiore competenza digitale sono anche quelle dotate di maggiore resilienza e profitti più elevati.

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L’anno appena trascorso, che ha visto una rivoluzione globale delle abitudini personali, sociali e lavorative a causa del Covid, conferma questo dato, dimostrando una crescita di oltre il 50% nell’uso delle tecnologie digitali. In aumento anche i servizi in Cloud con l’adozione di programmi e software per il lavoro agile e l’obiettivo di orientare e promuovere operazioni telematiche volte a mantenere il distanziamento sociale.

Ma quando viene presa la decisione di r-innovare la rete di comunicazione aziendale, abbracciando la logica dell’Omnicanalità, ossia la gestione di una serie servizi tramite un’unica piattaforma digitale, quanto si rimane spiazzati? Gli utenti sono confusi dalle nuove procedure e preoccupati per la carenza di informazioni?

Per fare un esempio concreto si può immaginare, all’interno di un’azienda, il passaggio da una situazione in cui il centralino telefonico venga usato per la sola ricezione, trasferimento chiamate e registrazione di vari messaggi di servizio, ad una in cui lo stesso venga collegato ad altri strumenti (cellulari, computer, gestionali, parco mezzi etc.). Da qui le osservazioni più frequenti:

«Fino a ieri usavo il telefono per chiamare ed avevo il programma per la contabilità che funzionava così bene… ed oggi è tutto diverso… ma che devo fare? Come funziona?»

L’Osservatorio sopra citato svela che il 42% delle PMI possiede competenze digitali basse.
Mentre uno studio dell’Istat mostra che il livello di fruibilità, usabilità e sicurezza dei servizi telematici concorre notevolmente all’uso degli stessi.
Processi chiari e semplici invogliano l’utente all’utilizzo del servizio. Non è dunque solo un problema di cultura digitale. Partendo dal presupposto che l’innovazione tecnologica vuole semplificare il lavoro e non aumentare il livello di stress, si può dire che il giusto equilibrio stia nel binomio ‘rinnovare ed informare’.

STRUMENTI ACCESSIBILI A TUTTI

Chi opera nel settore dell’Information Technology contribuisce sì a progettare metodi e tecnologie di scambio, archiviazione, protezione e digitalizzazione dei dati ma ha anche il dovere di rendere gli strumenti accessibili a tutti, favorendo una piacevole esperienza.
Bastano delle semplici guide (in pdf o video tutorial) da fornire quando si installa un prodotto, oppure alcune ore di formazione per il personale.

Una classifica basata sui desideri dei dipendenti che riguarda i fringe benefit aziendali, ovvero i benefici accessori che vanno al di là della retribuzione monetaria, pone ai primi posti la possibilità di lavorare in Smart Working, cioè da casa, per più giorni a settimana, utilizzando in modo più proficuo il proprio tempo. 
Ebbene va da sé che quanto più evoluti siano gli strumenti di lavoro, quanta più integrazione ci sia tra tutti i componenti ed i programmi che si utilizzano e quanta più consapevolezza sia presente nell’utilizzo di tali strumenti, tanto più è possibile perseguire questo scopo.

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Un dato confortante deriva dagli obiettivi della Strategia Nazionale per le Competenze Digitali il cui piano prevede una serie di azioni formative promosse sin dalla scuola ma indirizzate anche al mondo dei lavoratori, così da accrescere in breve tempo competenze specifiche.

Se gli intenti saranno seguiti da azioni concrete e durature, l’Italia potrebbe iniziare a risalire alcune posizioni, rispetto alla competitività del sistema digitale europeo, che la vede al 25esimo posto tra i 27 paesi. 
A livello pratico, oltre ad una soddisfazione di carattere nazionale, ciò vorrebbe dire migliori performance lavorative, appagamento per le accresciute competenze culturali e, perché no, più tempo libero per i propri interessi!

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