C’era una volta un internet fatto di persone: forum caotici, commenti sgrammaticati, blog personali e un forte senso di aggregazione globale. Oggi, navigando tra i commenti di Facebook o i thread di X (ex Twitter), si percepisce chiaramente l’assenza di un’interazione autentica, sostituita da contenuti artificiali e reazioni automatizzate.
Siamo arrivati nell’era della Dead Internet Theory 2.0: nata anni fa come “teoria del complotto”, oggi questa idea sta diventando la realtà quotidiana di milioni di utenti. Per scoprire di cosa si tratta e quali rischi comporta, continua a leggere il mio articolo!
Cos’è la Teoria dell’Internet Morto?
Originariamente, la teoria suggeriva che la maggior parte del web autentico fosse stato “ucciso” intorno al 2016-2017, rimpiazzato da bot aziendali e statali programmati per orientare il mercato e l’opinione pubblica. Con l’avvento dell’Intelligenza artificiale generativa, quell’allarme che sembrava eccessivo è invece diventato realtà: perché?
Nella realtà attuale testi, immagini, video e collegamenti ipertestuali non sono più frutto dell’ingegno umano, ma vengono generati in massa da software, hardware e algoritmi.
La Dead Internet Theory si manifesta principalmente in tre modi. Scopriamoli insieme:
- Articoli SEO-junk: siti creati interamente dall’IA per scalare i motori di ricerca, privi di reale valore informativo. Se te lo sei perso, puoi leggere il mio articolo L’IA contro i motori di ricerca.
- Commenti “zombie”: bot che interagiscono con altri bot sotto i post dei social media, creando falsi consensi o alimentando polemiche per generare engagement.
- Immagini sintetiche: feed visivi popolati da foto ultra-realistiche ma artificiali, che distorcono la nostra percezione della realtà.
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Quali rischi comporta questa evoluzione del web?
I social media sono progettati per premiare l’interazione: più un contenuto genera reazioni, più viene mostrato ad altri utenti.
Il problema è che, per un algoritmo, un “like” lasciato da un bot ha spesso lo stesso valore di quello di una persona reale, il che può innescare un circolo vizioso: i bot producono contenuti che attirano altri bot, i quali generano visualizzazioni, commenti e interazioni artificiali. Queste metriche fanno apparire quei contenuti popolari e rilevanti, spingendo le piattaforme a promuoverli ulteriormente. Il risultato è un ecosistema in cui una parte crescente dell’attività online viene generata e amplificata da sistemi automatizzati.

Ma quali sono le conseguenze di questo ecosistema? Vediamole insieme:
- Erosione della verità: se non possiamo più distinguere un video deepfake o un post generato dall’IA da una testimonianza reale, la democrazia stessa entra in crisi.
- L’isolamento sociale: crediamo di interagire con il mondo, ma potremmo stare parlando con un software progettato per tenerci incollati allo schermo.
- L’estinzione del web aperto: i motori di ricerca stanno diventando meno utili perché i risultati sono inquinati da spazzatura IA, spingendo gli utenti a rifugiarsi in comunità chiuse e private.
La vera sfida del futuro non sarà come rendere le IA più umane, ma come preservare lo spazio degli umani online. Il valore di internet si sposterà inevitabilmente dalla quantità delle informazioni alla certificazione della loro origine. In un mondo sommerso da contenuti sintetici, l’autenticità, l’imperfezione e l’empatia umana non saranno più difetti, ma il bene più prezioso e costoso del mercato digitale.
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