I tradizionali sistemi di sicurezza basati sulla difesa del perimetro di rete non bastano più: con il lavoro da remoto, i dispositivi mobili e il cloud, tale perimetro si è dissolto.  Una volta superata la barriera esterna, un malintenzionato ha il terreno spianato per muoversi liberamente nell’infrastruttura aziendale.

La risposta a questa vulnerabilità è il paradigma Zero Trust, coniato nel 2010 da John Kindervag: un approccio basato sul principio “Never trust, always verify” (Non fidarsi mai, verificare sempre). Scopriamo i principi operativi e le componenti chiave per implementarlo in azienda.

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Come funziona la Zero Trust Architecture: principi e pilastri 

A differenza dei modelli di cybersecurity tradizionali (come il modello Castle-and-Moat o difesa perimetrale), l’architettura Zero Trust elimina il concetto di fiducia implicita (implicit trust): non concede alcun accesso automatico, neanche alle risorse collegate alla rete LAN dell’ufficio. 

I 3 concetti chiave della Zero Trust:

  • Verifica continua: identità, dispositivo e contesto vengono autenticati costantemente.
  • Privilegi minimi (PoLP): ogni utente accede solo ed esclusivamente alle risorse strettamente necessarie per la propria mansione, garantendo accessi temporanei e su richiesta (Just-In-Time). 
  • Microsegmentazione: la rete viene divisa in zone isolate. Se un dispositivo viene compromesso, l’attacco non si propaga.

Per implementare concretamente questa strategia a livello aziendale, l’infrastruttura di sicurezza viene strutturata attorno a 5 pilastri chiave:

  • Identità: verifica rigorosa e continuativa di utenti e credenziali tramite l’Autenticazione a più fattori (MFA).
  • Dispositivi: controllo e monitoraggio in tempo reale della conformità e dello stato di salute degli endpoint (tramite soluzioni EDR) e visibilità continua dei dispositivi IoT connessi. 
  • Reti: sostituzione delle vecchie VPN con soluzioni avanzate di ZTNA (Zero-Trust Network Access) e isolamento del traffico.
  • Applicazioni: protezione e mascheramento di app e API da Internet per impedire accessi non autorizzati.
  • Dati: classificazione e crittografia costante delle informazioni sensibili a riposo (at rest) e in transito (in transit), oltre alla protezione dei dati in fase di elaborazione (in use) tramite architetture di Confidential Computing. 

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I vantaggi del modello Zero Trust per le PMI

Con l’aiuto di Telex Srl, l’adozione del Modello Zero Trust si traduce in:

  1. Massima sicurezza da remoto: accessi protetti da qualsiasi luogo per chi lavora fuori sede.
  2. Contenimento dei danni: riduzione del raggio d’azione di malware e ransomware tramite microsegmentazione, revoca tempestiva delle credenziali sottratte tramite phishing. e isolamento immediato dei dispositivi compromessi.
  3. Semplificazione IT: progressiva eliminazione di soluzioni legacy ridondanti e centralizzazione delle policy di sicurezza tramite un’unica architettura integrata. 

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Passare al modello Zero Trust non significa aggiungere complessità, ma trasformare la sicurezza in un vero abilitatore di business.

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